DOTT. HUGO GASPERI

Psicologia finanziaria a Trento e Bolzano

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COME DECIDONO GLI INVESTITORI
Gli investitori sono degli audaci, amanti del rischio, lungimiranti. Quello che fanno è, in poche parole, rinunciare a spendere i risparmi nel presente, rinunciare a tenerli ben da parte in caso di un’esigenza futura, per spostarli nel tempo tentando di moltiplicare il loro valore.

INVESTIMENTI E PSICOLOGIA:

finanza comportamentale
L’ investimento finanziario è un rischio, sì, ma avendo accanto un buon consulente questo rischio può essere ridotto ai minimi termini. Come? Conoscendo molto bene le tecniche finanziarie, i mercati, i bisogni del cliente, ma soprattutto i processi psicologici che guidano i comportamenti degli investitori. Sono talmente importanti le motivazioni, le emozioni e le aspettative degli investitori, che i ricercatori – tra cui Psicologi ed Economisti – da molti anni studiano le variabili che influenzano il comportamento dell’investitore finanziario. E’ nata così la disciplina della Finanza Comportamentale. Diversi studi in psicologia hanno dimostrato inoltre che le persone raramente vedono il rischio come qualcosa di oggettivo e misurabile (Mertz, Slovic e Purchase, 1998; Slovic, 2000). Quindi per gli investitori sarebbe impossibile valutare solo da un punto di vista matematico l’entità del rischio, senza ricorrere a ragionamenti soggettivi e personali.

LA FINANZA COMPORTAMENTALE È LA PSICOLOGIA DELLE SCELTE E DELLA GESTIONE DEL RISPARMIO.

FINANZA COMPORTAMENTALE
Chi ha detto che il linguaggio dei mercati è fatto solo di numeri, cifre numeriche? Sfatiamo un mito! Alcuni ricercatori hanno dimostrato che è proprio questo il settore in cui vi è un’alta mancanza di razionalità nel prendere decisioni. Basti pensare che proprio l’andamento dei mercati viene descritto utilizzando termini come ‘depressione’, ‘euforia’, ‘irrazionalità’ o ‘disillusione’ (Shiller, 2000).

LA FINANZA COMPORTAMENTALE PERMETTE DI SCOPRIRE GLI ERRORI CHE CI FANNO PERDERE DENARO.

L’utilizzo dei test presuppone quindi la somministrazione, la siglatura e la stesura di una relazione finale diagnostica basata sull’interpretazione della batteria di test. Questo è utile per individuare le parti sane di un individuo. E sia le aree di conflitto o problematiche e per organizzare un piano terapeutico mirato e individualizzato.

SENTIMENTI, EMOZIONI, COMPORTAMENTO DEGLI INVESTITORI.

Sembrerà assurdo a qualcuno, ma i mercati finanziari sono una delle aree professionali in cui è maggiore l’influenza delle emozioni nel prendere decisioni. Gli investitori discutono di numeri, cifre grandi o piccole, ragionano con le calcolatrici e computer. Ma sono le emozioni che guidano i loro comportamenti. Proprio a causa della forte incertezza che contraddistingue i mercati. La psicologia della decisione e la psicologia finanziaria ed economica hanno dimostrato che esistono dei processi mentali. Questi processi cognitivi intervengono in modo sistematico nel momento in cui gli investitori devono prendere una scelta. Ad esempio, gli individui non sempre agiscono in modo razionale. Quasi sempre, vengono influenzati dalle proprie esperienze passate, dalle loro credenze, dal contesto e anche dal modo in cui gli vengono presentate e fornite le informazioni (Kahneman e Tversky, 2000).

COME SI PRENDONO LE DECISIONI D'INVESTIMENTO ?
Il mercato è un ambiente spesso caotico con una quantità d'informazioni illimitata, e l’investitore deve prendere la decisione migliore e meno rischiosa nel più breve tempo possibile. Come fa? Semplificando le informazioni ricevute, eliminandone una parte. Quindi, nel momento in cui deve fare una valutazione delle informazioni, l’investitore non applica sempre un ragionamento “matematico”, ma è come se a ogni informazione assegnasse un valore affettivo che può variare da molto positivo a molto negativo. Facciamo un altro esempio su come gli investitori prendono decisioni non tanto sulla base di ragionamenti razionali, ma facendo riferimento – inconsapevolmente – alle emozioni. Due studiosi di psicologia finanziaria (Shapira e Venezia) negli anni 2000 hanno dimostrato che gli investitori professionali si comportano diversamente a seconda di come hanno chiuso le contrattazioni nel giorno precedente. Vengono quindi influenzati dall’euforia o dalla tristezza o anche dalla rabbia. Se l’investitore ha perso tanto, allora il giorno successivo si adopererà per fare un alto numero di scambi. Se invece non ha perso o ha guadagnato, il giorno dopo assumerà un comportamento meno rischioso facendo meno scambi.


COME SI DEVE COMPORTARE L’INVESTITORE FINANZIARIO ?

Chi vuole intraprendere questa professione può scegliere di avere al suo fianco altri professionisti come consulenti o psicologi esperti in materia di psicologia finanziaria, per conoscere tutti i meccanismi che guidano le decisioni e i comportamenti finanziari. Inoltre, conoscere se stessi, il proprio modo di reagire a dei fallimenti o alle vittorie, può essere molto utile per riuscire ad affrontare decisioni importanti e decisive in un mondo così complesso come quello dei mercati finanziari. Cosa hanno a che fare la finanza e gli investimenti con psicologia ? L’interrogativo è lecito, ma in realtà il legame tra psiche e investimenti è molto forte. Perché la psicologia ci aiuta a capire i tranelli che ci gioca la nostra mente in finanza; ci aiuta a definire il perché non investiamo al meglio i nostri soldi in finanza. Già, perché quando si tratta di finanza e investimenti la nostra mente è una cattiva consigliera. Si rifiuta di rimettere in circolo i risparmi accumulati, preferisce conservarli, tenerli “al sicuro”. Ma siamo sicuri che mettere i soldi sotto il materasso sia la soluzione migliore? Ci aiuta a capirlo uno psicologo d’eccezione.Il professor Paolo Legrenzi è uno degli psicologi cognitivi più importanti a livello internazionale. E’ direttore del Laboratorio di Economia Sperimentale Swiss & Global dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e da tempo si interessa al modo in cui il nostro cervello reagisce in materia d'investimenti.

In un recente articolo tratto da suo libro, Legrenzi afferma che quando ci sono di mezzo i nostri soldi, non ci sono emozioni o esperienze passate che tengano. Ci scatta dentro un senso di rifiuto che ci conduce a evitare la spesa, cioè l’investimento.

Questo perché l’essere umano, per sua ancestrale natura è votato alla conservazione, alla perenne ricerca di rassicurazioni e sicurezze. E di fronte all’impossibilità di avere la sfera di cristallo e prevedere il futuro dei mercati finanziari, scatta una paura ancestrale che ci impedisce di pensare ai soldi come fonte di ulteriore guadagno, poiché emotivamente ne siamo troppo legati.

Nella sostanza delle cose, vorremmo un rendimento dai nostri risparmi, ma pur di evitare qualunque fluttuazione del nostro patrimonio, arriviamo a non investire. Per fare una metafora è come se volessimo fare una crociera dall’Italia alla Grecia, ma senza voler accettare il normale rollio della nave dovuto al moto ondoso. Si perché un portafoglio d'investimento solido (la nave) nel tempo ci arriva a destinazione (il rendimento), ma dovendo solcare il mare (i mercati internazionali) non può certo evitare il sali e scendi delle onde !

Oggi poi, con i tassi sotto zero, per non voler accettare il compromesso di vedere i nostri risparmi fluttuare come una nave nel mare della finanza, accettiamo, senza rendercene conto, una perdita sicura dovuta proprio al non far nulla…… Al riguardo rimanda alla lettura d'Inflazione: mangiatrice di soldi.

Sulla ricerca di rendimento si raccomanda anche la lettura dell’articolo Rendimenti interessanti per il futuro? “Il Sole 24 Ore” ci aiuta a capire come fare… Si chiama "finanza comportamentale" la disciplina che studia le scelte degli investitori. Essa dimostra chiaramente, tra le altre cose, come la vera differenza tra i risparmiatori e i professionisti degli investimenti consista, soprattutto, nella conoscenza delle dinamiche dei fenomeni finanziari. E di come questa differenza guidi le decisioni di tutti quanti gli attori dei mercati: i primi finendo con il muoversi sulla base di ciò che proviene "dalla pancia"; i secondi orientandosi su esperienza e freddi ragionamenti. Ciò si traduce nelle perdite di chi opera "a sentimento" e (in un chiaro rapporto causa-effetto) nei guadagni di chi cavalca le praterie finanziarie per mestiere. I processi mentali dei non addetti ai lavori sono molto noti... Agli addetti ai lavori: il Cliente (nella maggior parte dei casi estraneo al mondo della finanza) entusiasta dei risultati ottenuti da una fase "toro"* del mercato vorrebbe investire di più in quei titoli/fondi che hanno reso così bene. Lo stesso Cliente, nella fase "orso"**, non vede l'ora di liquidare i propri investimenti per il timore di ciò che potrebbe esserne dei suoi risparmi, rendendo ATTUALI quelle che, invece, sono valutazioni dei propri titoli/fondi TEMPORANEAMENTE ridotte.
Più o meno specularmente, i professionisti della finanza (che non vanno demonizzati: fanno - appunto - il loro mestiere) hanno maggior attitudine a vendere nei mercati caratterizzati "dal toro" (realizzando guadagni derivanti dal valore dei loro "asset", che è aumentato) e a comprare, nei passaggi dominati "dall'orso", gli stessi asset che i profani si stanno precipitando a vendere... Con generosi sconti! Niente di nuovo sotto il sole, insomma.
CHE FARE, ALLORA? Beh, se io fossi un Cliente che NON ha specifiche competenze, mi affiderei a un serio consulente finanziario che, proponendomi opportune soluzioni offerte dagli organismi d'investimento collettivo del risparmio (OICR), mi aiuterebbe a barcamenarmi in un mare dove non so orientarmi. Sapendo che oggi, per legge, la "natura" dei miei investimenti, non può valicare la linea di prudenza che ho indicato allo stesso consulente. Identificando, con lui, I TEMPI OPPORTUNI per operare delle scelte, per evitare di realizzare perdite che alimentino guadagni altrui.
* Come attacca il toro? Con le corna, muovendo la testa dal basso verso l'alto. Ciò fa salire... Gli indici di mercato! ** L'orso, si sa, offende la preda colpendo dall'alto verso il basso.: i grafici vanno giù, nelle fasi "orso" (appunto).